Il “menù bimbi” che vorrei…

“Avete un menù bambini?”. “Certo! Pasta, cotolette e patatine. Oppure c’è il prosciutto cotto”. E niente, quando vai al ristorante ti rendi conto di quanto sia difficile gestire l’alimentazione dei bambini. Per tanti motivi.

Ci sono bimbi che proprio mangiano poco e mandando la madri in crisi. Ci sono madri che pur di vederli mangiare darebbero loro würstel a cena anche tutti i giorni. Ci sono genitori stanchi e impegnatissimi, che proprio non ce la fanno a star dietro anche alla preparazione quotidiana dei pasti dei figli calibrandone ogni ingrediente in base ai valori nutrizionali. Ma ci sono anche le madri super preparate e attente, che ai figli sottopongono solo piatti sani e alle quali viene l’orticaria quando qualcuno offre caramelle ai loro tanto ben nutriti ragazzi.

Io sono, come sempre, per la via di mezzo. Quanto meno in casa. Dove ognuno fa del proprio meglio, affrontando limiti e affanni quotidiani, capricci e lenti passi avanti. Sono per l’esempio, quello che i genitori danno ai figli concretamente giorno dopo giorno. Mangiando tutti insieme seduti a tavola, provando cibi diversi, cimentandosi con le tanto temute verdure “perchè quel che conta è almeno assaggiare ciò che hai nel piatto”. Poi certo, dite quel che volete ma un po’ va anche a fortuna. Dei miei due figli uno guarda le verdure e i legumi come fossero mostri dai quali fuggire, o affrontare con temerarietà, a seconda della giornata. L’altra li divora in ogni forma, incluse le fave fresche che da sola si sbuccia.

E qui torno al ristorante. Capisco che con pasta, cotolette, patatine, hamburger, prosciutto e simili si possa aver la certezza di soddisfare le voglie dei tanto temuti clienti in miniatura, ma sarebbe bello, qualche volta, trovare anche un’offerta capace di azzardare. Proponendo magari polpette fatte con ceci, spinaci o quinoa, con carote, zucchine o lenticchie. Le possibilità sono ormai così tante che basta giusto un po’ di fantasia e abilità in cucina per ottenere risultati sorprendenti e a prova di piccoli palati esigenti.

Evito il discorso delle mense a scuola, che da solo richiederebbe un libro intero e fior fior di professionisti chiamati a discuterne. Ma di una cosa sono certa: se ci sono riuscita io, a imparare a cucinare piatti sani ma invitanti per i miei figli, ce la possono far tutti. E sarebbe un bel passo avanti verso una società più attenta a ciò che ogni giorno ingurgita, a ciò che compra, a ciò che la rende dipendente da tante cure e medicine che si potrebbero evitare senza nemmeno faticare. Una società più consapevole, più sana, più viva.

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